La capitale britannica cambia in seguito all'adozione diffusa dello smart working

Il lavoro da remoto sta erodendo le basi dell’economia da ufficio britannica?

La generale diffusione del lavoro a distanza potrebbe implicare la fine del concetto di ufficio così come lo conosciamo, con impatti non indifferenti sul tessuto socio-economico delle città britanniche più grandi. La geografia del lavoro sta cambiando e ci apprestiamo ad affrontare un futuro nel quale nuovi modelli di lavoro agile dovranno necessariamente integrarsi e coesistere con strutture organizzative tradizionali.

Remote working: un nuovo modello di flessibilità

Il mondo intero è alle prese con la seconda ondata della pandemia e l’adozione diffusa del telelavoro sta impattando in maniera strutturale sul tradizionale assetto geografico, sociale ed economico del lavoro.

I numeri parlano chiaro: dall’inizio dell’epidemia, la quota di lavoratori da remoto in Regno Unito è aumentata vertiginosamente, passando dal 6% al 43% del totale ad Aprile 2020.

Secondo le stime dell’Office for Nation Statistics, quasi la metà del totale di circa 30 milioni di impiegati britannici ha lavorato da casa durante il primo lockdown – in aggiunta ai 9 milioni di lavoratori  in regime di “furlough”, il sostegno al lavoro dipendente equivalente alla nostra cassa integrazione.

Da allora, solo una piccola percentuale di lavoratori è gradualmente tornata in ufficio mentre la maggior parte del lavoro ha continuato a essere svolto da remoto.

Dopo il sollievo estivo, il Regno Unito sta affrontando insieme al resto del mondo la seconda ondata dell’epidemia e, ancora una volta, il remote working si sta dimostrando una pratica essenziale per contenere il virus e salvaguardare la salute dei lavoratori e della collettività, mentre il rientro in ufficio appare verosimilmente sempre più lontano.

Un fenomeno che sta modificando le priorità e le stesse aspettative dei lavoratori: secondo una ricerca della University College of London, circa un terzo degli impiegati britannici under 60 sta valutando la possibilità di ricorrere al telelavoro più frequentemente anche dopo il ritorno alla normalità mentre una ricerca condotta dalle Università di Cardiff e Southampton riporta che, su 10 lavoratori che hanno sperimentato il remote working durante la pandemia, 9 vorrebbero continuare ad usufruirne anche quando il distanziamento sociale non sarà più necessario.

Nel frattempo, alcune tra le più importanti aziende tecnologiche al mondo, come Twitter o Facebook, si sono dichiarate a favore del work from home e, recentemente, la famosa società londinese di gestione patrimoniale Schroeders ha comunicato di voler adottare stabilmente per i propri dipendenti questo nuovo modello organizzativo.

Citando Le Back, professore di Sociologia alla Goldsmiths University di Londra: “Siamo a un punto di svolta. Quello che si sta materializzando è un nuovo orientamento, una calibrazione diversa della relazione fra i luoghi, il tempo e la vita sociale. I cambiamenti potrebbero essere profondi e in parte irreversibili: non tutto tornerà com’era prima.”

Le metropoli fantasma

Il contingentamento sociale, il distanziamento e infine i lockdown hanno accelerato in maniera imprevedibile la transizione verso un modello di lavoro flessibile, con conseguenze profonde sulla geografia e l’economia britannica del lavoro; basti pensare che circa un quarto di tutti gli uffici dell’Inghilterra e del Galles si trovano a Londra.

A emettere i primi segnali d’allarme a riguardo è stato il mondo imprenditoriale, consapevole e preoccupato dei danni che lo svuotamento prolungato degli uffici avrebbe causato sulle attività locali delle metropoli. Secondo la CBI, Confederation of British Industry, il rischio è che i centri cittadini – svuotati dei white collars – si trasformino in delle città fantasma.

“L’economia d’ufficio è una leva vitale della nostra economia” – ha dichiarato Charlotte Fairbairn, direttrice generale della CBI (Confederation of British Industry). “Gli uffici, con i loro dipendenti, sostengono migliaia di attività locali, dalle lavanderie ai sandwich bar. Ne incrementano e alimentano la produttività. I costi della chiusura degli uffici sono più evidenti ogni giorno che passa; alcuni dei più vitali e dinamici centri cittadini stanno diventando delle città fantasma, svuotate dal via vai dei lavoratori e dei pendolari. Il costo di tutto questo sarà elevato per le attività locali e per la comunità, anche in termini di occupazione.”

Mentre il remote working sta aiutando molte aziende ad attraversare la crisi legata al Covid-19, evidenziando benefici notevoli anche in termini ambientali e di work-life balance, si tratta di un modello che potrebbe avere conseguenze drammatiche su altri comparti economici.

Il rischio è che i lavoratori non tornino in ufficio e che anche il flusso di turisti fatichi a riprendersi in città che ne hanno bisogno come Edimburgo, Manchester, Birmingham o Londra” – ha dichiarato Kyle Monk, del British Retail Consortium.

Il lavoro da remoto sta uccidendo l’economia da ufficio?

Dai trasporti pubblici a Starbucks, dalle tintorie ai piccoli negozi indipendenti, una quota importante dell’economia britannica è strettamente interconnessa con il rientro dei colletti bianchi in ufficio.

La famosa catena di ristorazione Pret a Manger, che in tempi normali vende nel Regno Unito circa 80 milioni di tazze di caffè all’anno, a causa del ridotto indotto di utenti causato dal lockdown e dal remote working, a luglio ha registrato la chiusura di 30 dei suoi punti vendita britannici e oltre 1000 dei suoi dipendenti sono stati messi in esubero. Le conseguenze saranno ancora più pesanti sulle attività più piccole.

Lo stesso sindaco di Londra ha preso una ferma posizione in merito, ammettendo che il remote working rappresenta un problema serio per la capitale britannica e per le attività correlate, che stanno soffrendo e rischiano di non sopravvivere alla crisi.

Come riportato dal Daily Mail, durante i mesi estivi i negozi del centro di Londra hanno contato solo la metà dei clienti abituali ed è impensabile che possano sopravvivere senza il ritorno dei lavoratori negli uffici. Lo stesso vale per il caso di Birmingham, dove il servizio di trasporto pubblico viaggia con solo il 20% dei passeggeri rispetto al pre-Covid.

E la situazione non potrà altro che peggiorare con il secondo lockdown.

Questione di equilibrio

La pandemia ha dato inizio alla nuova era dell’homeworking e molti lavoratori oggi non vogliono (né in questo momento possono) rinunciarci. Un fenomeno che si appresta a diventare un serio problema per la stabilità socio-economica dei centri urbani e per la sopravvivenza delle attività locali, strettamente interconnesse con la cosiddetta “economia d’ufficio”.

D’altra parte, quando tutto sarà tornato alla normalità, è altamente improbabile che di nuovo gli uffici si riempiranno per 5 giorni alla settimana. “È giunto il momento di cambiare il paradigma del modo in cui le persone lavorano” – ha dichiarato Taylor, dell’Institute of Employment Rights.

Quello che è certo è che la geografia del lavoro sta cambiando, insieme all’assetto socio-economico delle città britanniche. Ci aspetta un futuro in cui nuove forme di lavoro agile dovranno necessariamente integrarsi e coesistere con le strutture più tradizionali di organizzazione del lavoro.

La sfida è aperta.

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Cover: Freepik

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